Gnomi e Driadi

Gnomi e Driadi
Gnomi e Driadi

Gli spiriti naturali dell’elemento terra sono due, a seconda delle tradizioni: gnomi e driadi. La Driade, nella mitologia greca e lo Gnomo in quella norrena e nordica.

*Driadi*

Le driadi sono ninfe immortali e strettamente legate agli alberi, in particolar modo alla quercia. La tradizione infatti vuole che siano le protettrici degli alberi secolari delle foreste e che sarebbero acerrime nemiche dei boscaioli e di chi non rispetta la sacralità dei boschi.

Il termine “driade” deriva appunto dal latino dryadem e dal greco dryàda, che a loro volta derivano da drys, che significa “albero” o “quercia”; il termine infine si riconnette al sanscrito “drus”, che significa legno.

Si tratterebbe di creature strettamente connesse in maniera simbiotica ad una quercia in particolare, al punto da poter sopravvivere nella loro immortalità solamente finché anche la quercia prospera. La morte, il taglio o il decadimento della quercia causerebbe la morte della driade.

In genere venivano rappresentate come giovani donne dalla pelle color verde/marrone con la consistenza della corteccia d’albero, vestite di foglie, i loro capelli muterebbero di colore seguendo il corso delle stagioni. Sarebbero capaci di tramutarsi in una pianta istantaneamente o addirittura di passare da un albero all’altro per muoversi attraverso lunghissime distanze, utilizzando le piante come “portali” comunicanti tra loro.

Nel caso che la quercia morisse e con lei la driade sua protettrice, ci sarebbe la possibilità di farla rinascere, sempre secondo la tradizione, ripiantando una delle ghiande generate dalla pianta madre e farne ricrescere una figlia.

Jacopo Sannazzaro, scrittore e poeta napoletano vissuto a cavallo tra il 1400 e il 1500, nel suo famossissimo “Arcadia” le cita così:

“Uscite da’ vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano.

E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all’ombra de le fredde noci, con li capelli biondissimi e lunghi pendenti dietro le bianche spalle, fate, vi prego, se non sète insieme con la mia poco stabile fortuna mutate, che la mia morte fra queste ombre non si taccia, ma sempre si estenda più di giorno in giorno ne li futuri secoli, acciò che quel tempo il quale da la vita si manca, a la fama si supplisca.”

Secondo la mitologia greca, le driadi erano figlie di Nerèo e Dori e incarnavano la forza e la rigogliosità dell’intera foresta. Rappresentavano il lato selvatico della femminilità, che si incarnava in divinità sotto forma di Artemide. E infatti la terra è un elemento femminile. Le driadi venivano rappresentate talvolta come creature spensierate ed estremamente affascinanti, assolutamente non aggressive, ma pronte a tutto per difendere gli alberi da chi li danneggia o fa loro del male.

Molte sono le favole medievali che ritraggono il cavaliere implorato dalla driade di difendere la quercia, sua vita stessa, da lestofanti boscaioli che non si fermano davanti a niente pur di far legna. La Driade quindi diverrebbe più che altro lo spirito naturale dell’elemento “legno”, elemento riconosciuto dall’alchimia orientale.

*Gnomi*

Gli gnomi, invece, appaiono come elementali della terra nel folklore norreno ed europeo. Nella tradizione nordica erano rappresentati come creature tozze e schive, avare e ben piazzate. La loro peculiarità sono le profonde gallerie che sono in grado di scavare come abitazioni, creando così una comunità allargata e in perfetta armonia con le creature del bosco, dove vivono.

Paracelso fu il primo a nonimarli nel suo “De Nymphis, Sylphis, Pygmaeis et Salamandris et coeteris spiritibus”. Secondo lui la parola “gnomo”, trovava la sua radice etimologica nella parola greca gnòme che significa “intelligenza” e gnòmòn: “che conosce”.

Una derivazione che si riferiva alla loro perfetta conoscenza dei segreti contenuti dalla terra, come le vene di minerale prezioso e le gemme, o addirittura i tesori che la gente nascondeva.

Secondo Paracelso, si tratta di spiriti del sottosuolo che sarebbero capaci di muoversi nella terra e nella roccia con facilità.

Sono creature però che devono stare lontane dalla luce in quanto il contatto con i raggi solari li trasformerebbero istantaneamente in statue di pietra (una peculiarità che ripercorre la tradizione norrena dei Troll).

La loro curiosa capacità di muoversi attraverso le fibre del terreno e della roccia “come l’uomo si muove sopra di essa” ha permesso agli gnomi di poter divenire nel folklore norreno instancabili scavatori e intagliatori di gemme preziose.

In moltissime culture si esalta la capacità degli gnomi di lavorare i materiali della terra con una maestria senza pari. Nelle leggende, come con le altre creature fatate, ingraziarseli porterebbe ad un’amicizia fruttuosa che si basa infine ancora sulla “conoscenza” come tesoro.

Il rivelare uno dei tanti segreti custoditi gelosamente dalla madre terra, scura e profonda e insondabile era un premio ambitissimo. Anche gli gnomi non sarebbero creature benevole.

Ci sono leggende che ripercorrono il folklore e che li riguardano, e che li dipingono come avari custodi di tesori. Si dice infatti che nascondano una pentola d’oro alla base della coda dell’arcobaleno e chi si dimostra capace di raggiungerla se ne può impadronire.

Una natura quindi burlesca perché l’arcobaleno, come ben sappiamo, è un effetto ottico dovuto alla luce che passa attraverso le gocce d’acqua sospese nell’umidità dell’aria, di conseguenza non esiste un luogo dove inizia e dove finisce, cambiando colore ed esistenza in base all’angolazione della proiezione della luce.

La pentola è quindi simbolo dell’irraggiungibilità dei sogni e lo gnomo diviene il detentore di un segreto irrisolvibile. Il segreto quindi è anche riferito al lato oscuro della morte, della rinascita, della crescita e della vita.

Questo ciclo, che è strettamente legato alla terra è anche associato, quindi, al tesoro stesso che prende immagine in oro come metallo prezioso solo in tempi recenti, mentre potrebbe in realtà essere riferito all’abbondanza della terra, alla fertilità: i doni veri e propri.

Lo gnomo custode di tesori sarebbe quindi anche padrone della materialità stessa delle terra, della determinazione, ma ritorna anche appunto all’abbondanza e ai segreti di questa abbondanza. I diamanti grezzi nascosti in luoghi remoti e irraggiungibili sarebbero infine i semi che la terra custodisce per farli germinare in vita e nutrimento per gli esseri viventi; qualcosa di cui gli gnomi sono i custodi.

Come gli altri elementali, anche gli gnomi e le driadi si manifestano come energie pure di colore verde/marrone. E’ possibile vederli nei pressi degli alberi, delle piante, nei giardini, nelle caverne e nelle miniere.

Ora che conosci chi sono gli gnomi e le driadi, ricorda di dare un’occhiata anche a questo approfondimento sugli spiriti dell’aria!

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