Salamandre – Spiriti del Fuoco

Salamandre - Spiriti del Fuoco
Salamandre – Spiriti del Fuoco

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Le salamandre – spiriti del fuoco, tra gli spiriti elementali, sono uno dei due che trova una via di manifestazione chiara, fisica e riconoscibile. Si tratta di un animale del tutto simile ad una lucertola, diffuso anche sul suolo italiano e che ha caratteristiche particolari.

Al contrario infatti del rettile, la salamandra non ha scaglie e ha un colore che varia dal rosso, al giallo al nero. Nel medioevo la salamandra venne associata al fuoco per vari motivi.

I romani ritenevano che fosse un animale di particolare potere positivo, dato che si credeva potesse spegnere gli incendi grazie al peculiare tocco freddo della sua pelle umida. Secondo la leggenda tramandata da Plinio, le salamandre sarebbero capaci di attraversare le fiamme illese poiché vivono, e si rigenerano nel fuoco.

In natura non c’è niente di più lontano dalla verità, dato che le salamandre sono creature acquatiche che vivono nei pressi degli stagni e degli acquitrini e la loro pelle gelida non sopporterebbe il fuoco o la lontananza dall’acqua.

La loro epidermide infatti, sensibile al caldo almeno dieci volte quella umana, se non rimanesse in ambiente umido sarebbe soggetta al disseccamento e porterebbe alla morte. La salamandra è velenosa e questa cosa rispecchierebbe il mito. Infatti alcune specie secernono un tipo di veleno di origine urticante dalle ghiandole cutanee, e per questo motivo il suo aspetto ha colori molto accesi, proprio per non apparire invitante ai predatori, che, obiettivamente, sembrano non esistere.

La salamadra infatti pare non avere nemici. Sempre secondo il mito dei romani, le salamandre avrebbero quindi la capacità di secernere un veleno mortale. Plinio il vecchio, naturalista, ne parlava in questi termini nel suo “Naturalis Historia” del 70 dc: “è così fredda che spegne il fuoco al semplice contatto; il muco che, come il latte, le sgorga dalla bocca distrugge i peli e scolora e decompone ogni parte del corpo che ne è toccata.

Un solo individuo può sterminare con il suo veleno un intero popolo; avvelena i frutti e chi ne mangia muore prima che sia inverno. Se con il legno da essa appena toccato si cuoce il pane, questo ne è tutto avvelenato, così come l’acqua del pozzo in cui cada…”.

Gli egizi, invece, rappresentavano con il geroglifico della salamandra l’uomo che era morto di freddo. Nell’iconografia medievale era associata al Cristo e rappresentava “il Giusto che, nelle tribolazioni e nei tormenti, non perde la pace dell’anima e la fiducia in Dio”.

Ma la salamandra trova anche spazio nell’araldica grazie a Francesco I Re di Francia dal 1515 al 1547. Sotto il simbolo, recava il motto “Nutrisco et estinguo”, ossia mi nutro e spengo, per testimoniare la presunta caratteristica della salamandra di rigenerarsi con il fuoco e di spegnere gli incendi nocivi, ma anche simbolo di giustizia.

Proprio grazie a questo periodo storico la salamandra diventa così anche il simbolo del rinascimento, proprio per la sua peculiare capacità rigenerativa che la associa appunto al fuoco (motivo per cui la si legava anche al Cristo e alla sua resurrezione). Diventa così simbolo duplice di freddezza e razionalità ma anche di calore e passione estremista.

Il fuoco delle salamandre era ritenuto dono divino anche dagli arabi e dai persiani in epoca medievale, che ritenevano la sua energia ambivalente a quella del fuoco: utile ma distruttiva.

Con la diffusione dell’alchimia occidentale, la salamandra trova ancora più spazio come animale di potere spirituale di rigenerazione, resurrezione. Gli alchimisti dell’epoca la tenevano in grande considerazione per la sua presunta capacità di spegnere il fuoco o avvelenare. Tanto che in molti stati d’Europa fu stilato un emendamento in cui si condannava a morte chiunque venisse colto a dare da mangiare anche solo un pezzetto di salamandra a qualcuno.

E’ proprio in alchimia che ritroviamo più spesso la salamandra come simbolo di mutazione. Il pensiero filosofico alchemico della trasmutazione della materia attraverso i sette metalli con l’ausilio del fuoco passa attraverso tre fasi differenti, di cui l’ultima, detta “Fase al Rosso” è riferita alla rinascita, come fenice che risorge dalle ceneri, e quindi come salamandra che vive nelle fiamme senza bruciarsi.

La peculiarità che associa la salamandra al fuoco è, come abbiamo visto poco sopra, la sua straordinaria e misteriosa capacità rigenerativa. Anche una lucertola ha una capacità rigenerativa pressoché unica in natura. Provate a tagliare una coda od un arto ad una lucertola e nel giro di qualche tempo gli ricresceranno degli arti simili, ma la struttura ossea sarà solo di origine cartilaginea.

Le salamandre, invece, hanno la peculiarità unica in natura di riuscire a ricostruire interamente la loro struttura ossea oltre che muscolare e nervosa. Pare che possano ricostruire zampe, coda e altre parti del corpo senza morire. Le cellule della salamandra quindi, mantengono una sorta di memoria genetica di ciò che hanno perduto e sono capaci, per struttura molecolare, di ricostruirla senza alcun problema e soprattutto senza margine di errore.

E’ palese che la si associasse pertanto alla resurrezione.

Lo spirito elementale della salamandra, al di fuori del lato mitologico associato all’animale, sarebbe una pura energia rossastra di forma sferica, quando si manifesta su questo piano. I luoghi dove avvengono le manifestazioni sono i vulcani e i deserti.

Apparirebbero addirittura come donne sottili come lingue di fiamma che danzano nei caminetti e nei fuochi evocativi. Alcuni studiosi del popolo fatato le avrebbero fotografate.

Come abbiamo visto più sopra, appartenendo ad un altro piano di esistenza, l’unico modo che hanno per apparire ad occhio umano è quando rimangono rivestite di uno strato più spesso, o quando la nostra data condizione ci permette di “vedere” a frequenze differenti da quelle che normalmemte riceviamo e percepiamo.

Nel qual caso è possibile vederle ed interagire con loro.

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