Pantheon greco

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pantheon grecoElenco delle divinità del pantheon greco

Per pantheon greco e quindi religione dell’antica Grecia, si intende l’insieme di credenze, miti, rituali, culti misterici, teologie e pratiche teurgiche e spirituali professate nella Grecia antica, sotto forma di religione pubblica, filosofica o iniziatica.

Le sue origini, vanno individuate nella preistoria dei primi popoli abitanti l’Europa, nelle credenze e nelle tradizioni di differenti popoli indoeuropei che, a partire dal 16 secolo a.C., migrarono in quelle regioni, nelle civiltà minoica e micenea e nelle influenze delle civiltà del Vicino Oriente antico occorse lungo i secoli.

La “religione greca” (termine moderno, in quanto gli antichi greci non avevano un termine che indicasse la religione come la intendiamo oggi) cessò di esistere con gli editti promulgati dall’imperatore romano di fede cristiana Teodosio I nel 380 e nel 392, il quale proibì tutti i culti non cristiani.

Secondo gli studiosi, possiamo accostare al termine moderno di “religione” quello greco antico di eusebeia, ovvero la cura nei confronti degli dei. Scopo del culto religioso greco era infatti quello di mantenere un rapporto positivo con gli dei: non celebrare loro, significava provocarne l’ira, da qui il “timore della divinità”. Occorre specificare, infatti, che c’è una differenza tra la religione greca e quella romana. Per quanto la romana sia di derivazione greca, la prima si basa su una demitizzazione delle divinità e su una base ritualistica. Per i greci, invece, la pratica del culto era strettamente intrecciata con la vita quotidiana.

Come abbiamo accennato, la religione greca, è formata da un pantheon greco, quindi da una pluralità di divinità. Alla base di ciò, vi sono molteplici fondamenta: la cultura preistorica europea e quella degli invasori indoeuropei, le civiltà minoica e micenea nonché i contributi delle civiltà vicino-orientali. Conosciuta per i suoi miti, la religione greca è principalmente una religione etnica, strettamente legata al territorio greco nel quale hanno trovato radice il pantheon greco e la continuità culturale emergente dalle popolazioni vicine all’uscita dei “secoli bui”.

Con il crollo della civiltà micenea e i seguenti secoli oscuri che hanno visto l’affermazione dei Dori, emergono le prime póleis (città) come atto spontaneo di aggregazione delle comunità greche. Cambia anche la forma di governo: al dominio centralizzato del re subentra la comunità. Il rito religioso del sacrificio subisce una profonda revisione: durante il banchetto comunitario, le offerte vengono bruciate per gli dei su un altare, senza un sacerdote o un re superiori agli altri. Al contempo, si vede il ritorno di antichissimi culti che, rielaborati dalla cultura greca arcaica e classica, fanno apparire le tradizioni del passato miceneo come un’epoca “mitica”, che si contrappone alla cultualità e alle tradizioni più tarde.

Molteplici tradizioni concorrono a saldare i riti di comunità che condividono la medesima lingua e scrittura. Un altro elemento fondante di questa riorganizzazione del culto è il santuario extraurbano, che diventa il centro attorno al quale si sviluppa la ritualità del nuovo culto unitario che raggruppa tutte le tradizioni precedenti in un’unica mitologia fatta da elementi e storie interconnesse.

Occorre a questo punto specificare che esistono due paradigmi religiosi: quello omerico e quello platonico.

Per la religione greca “omerica”, la realtà è divisa tra gli esseri immortali (dèi) e quelli mortali (uomini), dove all’uomo è assegnato un preciso destino che non deve evadere, pena di sconfinare nella hýbris, che viene ricordato dal motto delfico di «Conosci te stesso» col significato di “non superare la tua condizione mortale” mettendoti sullo stesso piano degli dèi.

Platone, invece, facendo leva sulle credenze proprie delle religioni misteriche, consegna all’uomo la possibilità di divenire immortale, quindi di rendere sé stesso simile a un dio. Si passa da una visione della religione molto terrena presente in Omero, ad una religiosità platonica che acquisisce una componente ultraterrena, dove l’anima immortale costituisce col corpo mortale una dualità che va a caratterizzare la religione orfica.

Il mondo di Omero è il mondo descritto essenzialmente dai poemi epico-religiosi dell’Iliade e dell’Odissea, come anche dalla Teogonia di Esiodo e dai cosiddetti Inni omerici. I poemi omerici, così come la Teogonia di Esiodo, si contraddistinguono per un preciso incipit che richiama l’intervento di alcune dee indicate con il nome di “Muse”.

Le Muse sono figlie di Zeus e Mnemosine (la “Memoria”) e la loro guida era Apollo. L’importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse infatti rappresentavano l’ideale supremo dell’Arte, intesa come verità del “Tutto” ovvero l’ “eterna magnificenza del divino”. Si comprende, quindi, che il compito delle Muse e dei poeti è quello di tramandare le parole e le gesta degli dei con un carattere onnisciente e divino.

Omero descrive quindi le modalità di azione degli dei, in eterna conflittualità fra di loro. Gli dei omerici rappresentano l’universo greco e plasmeranno la cultura greca dei secoli a venire. Di fatto, il mito raccontato da Omero definisce le dinamiche delle nuove città, la loro ritualità e le relazioni fra di esse, dando un mito fondante alla cultura ufficiale.

Esiodo, invece, con la Teogonia, dà un ordinamento al cosmo popolato dagli dei. La sua opera diventa il racconto tradizionale della nascita del culto, scaturito dalla creazione a partire dal Caos del cosmo, di tutti gli dei e, infine, della donna.

Gli dei greci non sono persone con una propria identità, quanto piuttosto risultano essere “potenze” che agiscono assumendo poliedriche forme e non identificandosi mai completamente con tali manifestazioni. Gli dei sono il fondamento di ogni cosa o fatto e come tali sono considerati dagli antichi greci come “il motore del mondo”: condizionano l’esistenza umana, l’ambiente naturale e tutti gli aspetti della vita sociale e politica. Inoltre, questa influenza dell’esistenza umana è da considerarsi come una spinta interna, con la divinità che determina lo stato d’animo e le inclinazioni dell’uomo.

Il ruolo degli dei è quello di mantenere e garantire l’ordine che governano i diversi piani di esistenza del cosmo. Sono all’origine, in quanto modelli da seguire, di molti miti fondatori. Gli dèi greci posseggono inoltre la caratteristica di differenziarsi nell’ambito delle loro rispettive “potenze” e di pagarne caro il prezzo qualora si avventurassero in ambiti che non gli sono propri. Come gli uomini, Zeus e gli altri olimpi devono rispettare i pochi limiti che gli sono imposti nell’ordine cosmico, senza alterarne le regole naturali.

*Eroi e Daimon nel pantheon greco*

Nella religione greca, gli eroi sono esseri su un piano intermedio tra l’uomo e la divinità, unificati dalla loro partecipazione ai miti e onorati da un culto funebre. Nel periodo omerico gli eroi vengono appellati “semidèi”. Per quanto essi siano di natura eccezionale, sono simili e vicini agli uomini, nelle loro vene scorre sangue e non icore (il sangue degli dei), e non possiedono poteri magici o soprannaturali.

Il daimon ha una doppia classificazione: quella platonica in cui si parla di un essere inferiore alla divinità e, soprattutto, di natura malvagia, e quella precedente alle nuove classificazioni in cui il daimon altro non era che un modo di comportarsi che può essere anche “umano”, ovvero è il comportamento proprio di chi è posseduto da una “forza” positiva con cui egli agisce in accordo e quindi l’esito del suo destino risulta “favorevole”; oppure se il destino risulta avverso allora egli è collocato contro questo “demone”.

*Il culto nel pantheon greco*

Le principali modalità con cui l’uomo greco si relazionava al “divino” erano la preghiera, la divinazione e il sacrificio. Per quanto riguarda l’area del culto greco, il santuario consiste in un terreno adibito a luogo sacro spesso separato dal circostante terreno considerato non puro da un muro di cinta alto più di un uomo e interrotto da un ingresso.

All’interno dell’area sacra si colloca uno o più templi, la casa del dio, che solitamente ne accoglie l’immagine cultuale. All’interno dell’area del santuario è collocato l’altare (per i sacrifici agli dèi olimpici) o la fossa sacrificale ( per i sacrifici agli dèi ctoni, agli eroi e ai defunti) situato però all’esterno del tempio.

L’altare era il luogo, unitamente alla statua del dio o della dea, alla quale accostandosi in qualità di supplice si poteva ottenere la protezione sacra. Tale spazio era immune da qualsiasi atto di violenza che potesse contaminarlo ed è sufficiente la sola presenza dell’altare per rendere sacro uno spazio. Caratteristica del santuario è la presenza al suo interno di un elemento assolutamente naturale, come una o più pietre grezze, un albero dedicato (ad esempio una quercia, un salice o un olivo), o un boschetto sacro.

La religione dell’antica Grecia non aveva una casta religiosa, formata sacerdoti educati specificatamente a questo scopo e inquadrati in un gruppo e in una gerarchia formale. Anche i culti più consolidati non avevano una “dottrina” o tradizioni ma seguivano piuttosto un “costume”. I sacerdoti non ricevevano una formazione specifica ed erano generalmente incaricati per un periodo predeterminato, tipicamente un anno, e potevano essere scelti per diritto ereditario, casualmente, per elezione o su designazione di un oracolo. In Asia Minore la carica era messa all’asta e veniva incaricato il miglior offerente.

Ne consegue che la proprietà del santuario è del dio e non dei sacerdoti officianti, i quali raramente lo abitano anche se, comunque, sono coloro a cui è affidato il compito di gestirlo. Il sacerdote e il suo corrispettivo femminile, la sacerdotessa, sono coloro che seguono l’andamento di un santuario dedicato a un dio, sono quindi sacerdoti di quel “dio” e non di un altro, anche se è possibile che un singolo sacerdote possa assumere su di sé più incarichi.

Per quanto concerne la pratica della preghiera, il verbo greco antico che indica l’atto di preghiera significa “proclamare una giusta pretesa” o anche “gettare un grido di trionfo”. Nel primo caso essa si manifesta come una invocazione pronunciata per ottenere “qualcosa” dalla divinità, quindi una petizione alla stessa; nel secondo caso indica piuttosto l’invocazione del sacerdote durante il sacrificio pronunciato a nome della comunità sacrificante.

L’arte divinatoria, invece, è la modalità con cui gli uomini interpretano i “segni” inviati loro dagli dei. Nella Grecia antica dubitare di questo è indice di mancanza di religiosità. Se tutti gli dèi sono liberi di inviare agli uomini i loro segni, è Apollo il dio che consente solo ad alcuni di questi ultimi di interpretare correttamente i segni divini. L’indovino, il mantís, è l’uomo che possiede questo privilegio, un privilegio che può risultare ereditario.

I “segni” inviati dagli dèi corrispondono in genere a tutto ciò che accade in modo casuale. Similmente nascono delle pratiche divinatorie come il “tiro a sorte”, l’osservazione dei fulmini, dell’immagine restituita da uno specchio, l’evocazione degli spiriti dei defunti, l’esame dei visceri delle vittime sacrificali, l’osservazione del volo degli uccelli. L’oracolo è quel santuario dove un dio offre un responso ovvero dà una risposta a coloro che cercano il suo consiglio. 

Comunque, il sacrificio è il principale atto di culto della religione greca. Nel caso di sacrifici alle divinità olimpiche, gli animali vengono sacrificati e le loro carni fatte a pezzi e bollite in un calderone, tranne le viscere che invece venivano grigliate su lunghi spiedi e consumate subito.

Adesso che hai le basi del pantheon greco vai ad approfondire l’ elenco delle divinità del pantheon greco.

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