Fiore della Vita

Fiore della Vita
Fiore della Vita

Nella sua forma più semplice il Fiore della Vita, chiamato anche “Sesto giorno della Genesi” poiché ottenuto dalla ‘rotazione’ di sei cerchi o sfere, corrispondenti ognuna ad un giorno della Creazione, rappresenta la struttura interna del Creato, ed il suo completamento.

È un simbolo antichissimo, che è stato trovato in tutto il mondo ed in ogni cultura.

Era conosciuto, ad esempio, dai primi cristiani copti, che lo incisero sulle pareti del tempio di Ibis, a El Kharga o nelle mura dell’Osireion di Abydo; dagli Etruschi, raffigurato sullo scudo di un guerriero in un bassorilievo nelle rovine di Vetulonia; dai Cinesi, nell’ex dimora dell’Imperatore, inciso sotto le zampe di un leone solare; dagli Ebrei, che lo raffigurarono all’interno del Tempio di Gerusalemme e lo incidevano sugli ossari e sulle lapidi commemorative.

Significati del fiore della vita

Presso gli antichi Celti veniva interpretato come simbolo in movimento e quindi rappresentava la potenza vivificatrice e generatrice del Sole: l’astro trasmetterebbe al segno il suo potere guaritore e protettivo.

Propizierebbe una nascita e una vita fortunate, non sembra un caso, quindi, che questo simbolo lo si trovi molto frequentemente in luoghi bisognosi di protezione e di difesa, quali le serrature e le culle dei neonati.

Con il nome di “Sole delle Alpi” è stato assunto ad emblema del partito politico della Lega Nord, come presunta testimonianza della discendenza dai Celti delle popolazioni del Nord Italia: un po’ come fecero i Nazisti di Adolf Hitler quando adottarono l’antico simbolo solare della swastika in nome della presunta discendenza dalla stirpe ariana…

Il fatto di essere riferito al numero 6, che simboleggia la Creazione, lo accomuna alla “Ruota della Vita” a sei raggi, che simboleggia l’alternarsi delle stagioni e delle vicende umane, ed all’Esagramma che, come il Fiore della Vita, è inscrivibile all’interno di una struttura perfettamente esagonale.

Lo si trova spesso all’interno di alcune chiese, come la Basilica di San Clemente a Roma, una delle più importanti basiliche della cristianità.

La Sapienza Ebraica lo ha associato all’Albero Sephirotico o Albero della Vita (o della Conoscenza), la cui struttura può essere costruita a partire da questo simbolo.

Nella sua forma estesa, il Fiore della Vita riveste un’importanza notevole perché viene riconosciuta nella sua struttura una matematica perfetta, con la presenza del “numero aureo” che è esotericamente considerato sacro, poiché in natura esso è presente in moltissime forme, nella materia visibile.

Gli antichi architetti lo hanno sapientemente inserito in ogni struttura da loro costruita, i pittori rinascimentali ne facevano un modello di perfezione nelle scene rappresentate con proporzioni, appunto, auree.

Il fiore della vita veniva considerato dai simbolisti, dai primi iniziati e dalle scuole misteriche quale punto di partenza per la costruzione dei solidi platonici, secondo un meccanismo che consente di passare dalla bidimensionalità alla tridimensionalità.

Il “Fiore della Vita” nasconde tra i suoi petali il “Frutto della Vita“, figura di grande importanza in quanto rappresenta la base di ciò che è conosciuto come Cubo di Metatron.

Questo solido a sua volta contiene 4 dei 5 Solidi Platonici: cubo, ottaedro, dodecaedro ed icosaedro. I solidi platonici sono caratterizzati dalle stesse misure di lati, superfici ed angoli.

Sono solidi inscrivibili in una sfera, e tutti quanti contengono al loro intero una stella tetraedrica, che può essere visto come un “Esagramma” che si estrinseca in forma tridimensionale.

Tutto ciò era parte integrante delle conoscenze iniziatiche della classe sacerdotale, particolarmente quella sumera ed egizia, e successivamente Templare, che vedevano in questi solidi la forma degli elementi:

Tetraedro = fuoco

Cubo = terra

Ottaedro = aria

Icosaedro = acqua

Dodecaedro = il superamento dei quattro elementi, la Quintessenza.

Parte del testo è stato tratto da: Adriano Forgione e Alfredo Di Prinzio, “Scienza, Mistica e Alchimia dei cerchi nel grano“, 2003, Ed. Hera.

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